Il principio fisico in due parole

Tutto si basa su un fenomeno noto da oltre due secoli: l'elettromigrazione. In presenza di un campo elettrico continuo, le particelle dotate di carica elettrica si muovono in direzione opposta al proprio segno: gli ioni positivi vengono respinti dal polo positivo e attratti dal polo negativo, e viceversa. È lo stesso principio che governa l'elettroforesi delle proteine in laboratorio o la galvanizzazione dei metalli in industria. Applicato all'occhio, permette di "spingere" le molecole cariche di un farmaco attraverso i tessuti biologici.

A questo si aggiunge un secondo meccanismo, l'elettro-osmosi: il flusso netto di solvente che si genera quando una corrente elettrica attraversa una membrana carica, come la sclera. I due fenomeni lavorano insieme e moltiplicano la quantità di sostanza che può essere veicolata rispetto alla semplice diffusione passiva di un collirio. Detto altrimenti: con la stessa concentrazione superficiale, la iontoforesi porta nei tessuti posteriori una quantità di principio attivo molto superiore.

Prima della seduta: la valutazione preliminare

La iontoforesi non si esegue mai "a freddo". Prima del primo trattamento è indispensabile una visita oculistica completa con un percorso diagnostico che consenta di rispondere a tre domande: c'è indicazione clinica? quali principi attivi sono opportuni nel caso specifico? quale protocollo (numero di sedute, cadenza, durata del ciclo)?

Nella nostra pratica gli accertamenti tipici della valutazione preliminare comprendono:

  • OCT della macula e del nervo ottico, per la valutazione strutturale degli strati retinici e del complesso ganglionare;
  • Campo visivo computerizzato, per documentare l'estensione e il pattern del danno funzionale;
  • Esame elettrofisiologico (ERG, PERG, PEV) nei casi in cui sia indicato indagare in modo oggettivo la funzione retinica e la conduzione del nervo ottico;
  • Esame del fondo oculare con eventuale retinografia o autofluorescenza;
  • Acuità visiva, tonometria, biomicroscopia del segmento anteriore.

Sulla base di questi dati lo specialista decide se la metodica è indicata, quale miscela di principi attivi proporre e con quale protocollo. È un passaggio non saltabile: senza un quadro diagnostico chiaro, parlare di iontoforesi non ha senso.

La seduta passo dopo passo

1. Posizionamento e preparazione

Il paziente si accomoda su una poltrona reclinabile, in posizione semi-distesa, con la testa appoggiata. Si instillano alcune gocce di collirio anestetico per garantire il comfort della superficie oculare. Sulla cute della fronte o sul lobo dell'orecchio (oppure sull'avambraccio, in base al modello di apparecchiatura) viene applicato l'elettrodo di ritorno, che chiude il circuito elettrico e completa il sistema.

2. Applicazione dell'elettrodo oculare

L'elettrodo attivo è una piccola coppetta di materiale biocompatibile, monouso, riempita con la soluzione contenente i principi attivi. Viene appoggiata delicatamente sulla sclera, in zona perilimbare (quella regione di transizione tra cornea e sclera, lateralmente all'iride). Grazie al collirio anestetico la superficie dell'occhio è insensibile e non si avverte alcun fastidio significativo durante il posizionamento.

3. Erogazione della microcorrente

L'apparecchiatura eroga una corrente elettrica continua di intensità molto bassa, dell'ordine dei milliampere. L'intensità non viene applicata istantaneamente al valore di lavoro: sale in modo graduale, con incrementi progressivi modulati sulla tolleranza del paziente. Il paziente percepisce al massimo un lieve formicolio nella fase di salita; quando l'intensità raggiunge il valore di lavoro la sensazione si stabilizza e in molti casi si attenua. La durata della fase di erogazione è tipicamente di 8-10 minuti per principio attivo veicolato.

4. Conclusione e dimissione

Al termine, l'intensità della corrente viene gradualmente ridotta fino allo spegnimento — un'altra rampa, in senso inverso a quella iniziale — dopodiché vengono rimossi gli elettrodi. Una breve osservazione clinica della superficie oculare conclude la seduta. In assenza di anomalie, la dimissione è immediata.

⏱️ Quanto dura, in pratica

L'intera seduta, dall'arrivo presso lo studio fino alla dimissione, occupa mediamente venti-trenta minuti. La fase di erogazione vera e propria della corrente è ancora più breve: i tempi più lunghi sono quelli della preparazione, del posizionamento accurato dell'elettrodo e della breve osservazione finale. È una procedura che si inserisce facilmente in una pausa pranzo o nell'ora intorno a un appuntamento.

Cosa avverte il paziente

Dopo aver eseguito centinaia di sedute, le sensazioni più comuni riferite dai pazienti sono ricorrenti e prevedibili:

  • Un lieve formicolio o pizzicore nella fase iniziale di salita della corrente, in particolare in zona perilimbare;
  • Una sensazione di leggero calore in corrispondenza dell'elettrodo cutaneo di ritorno;
  • In alcuni casi, brevi fosfeni — percezioni luminose innescate dalla stimolazione elettrica delle fibre retiniche — sotto forma di lampi o anelli di luce. Sono fisiologici e cessano alla fine della seduta;
  • Una sensazione di lieve pressione dovuta al contatto della coppetta oculare con la sclera.

Nessuna di queste sensazioni configura un dolore significativo. In ogni caso, se durante la seduta avverti qualsiasi disagio, è sufficiente segnalarlo all'operatore: l'intensità della corrente può essere modulata, ridotta o la stimolazione interrotta in qualsiasi momento. Il controllo è totale.

Il protocollo: quante sedute, con che cadenza

Non esiste un protocollo unico, perché ogni patologia ha le sue caratteristiche. Possiamo però identificare uno schema generale:

  • Ciclo iniziale: prevede un certo numero di sedute ravvicinate (tipicamente da 4 a 10 sedute, distribuite su 4-8 settimane). L'obiettivo è "caricare" il tessuto retinico con i principi attivi e generare un effetto biologico apprezzabile.
  • Sedute di mantenimento: dopo il ciclo iniziale, possono essere programmate sedute periodiche con cadenza definita (mensile, bimestrale, trimestrale) per consolidare e sostenere nel tempo gli effetti ottenuti.
  • Cicli successivi: in base all'andamento clinico, è possibile programmare nuovi cicli completi a distanza, ad esempio annualmente o quando indicato dall'evoluzione della patologia.

L'efficacia viene valutata mediante controlli oculistici programmati, in cui ripetiamo gli esami strumentali eseguiti nella valutazione iniziale (OCT, campo visivo, esami elettrofisiologici quando indicati). I tempi di controllo dipendono dalla patologia, ma generalmente le valutazioni più significative si fanno qualche settimana o mese dopo la conclusione del ciclo, perché l'effetto biologico richiede tempo per consolidarsi.

Dopo la seduta

Non sono necessari accorgimenti particolari. Si può tornare immediatamente alle attività quotidiane — incluso guidare, se le condizioni visive lo consentono. Talvolta prescriviamo un collirio lubrificante per qualche giorno, soprattutto nei pazienti con superficie oculare già delicata, per favorire il comfort. È buona norma evitare di strofinare l'occhio nelle ore successive al trattamento. Sport, computer, lettura sono tutti consentiti senza restrizioni.

Sicurezza e quando non si fa

La iontoforesi retinica è considerata una metodica con un buon profilo di sicurezza, ma esistono controindicazioni assolute o relative da valutare in fase preliminare:

  • Pacemaker o defibrillatori impiantabili: controindicazione assoluta, perché la corrente potrebbe interferire con il dispositivo;
  • Gravi alterazioni della superficie oculare in fase acuta (cheratiti, ulcere, congiuntiviti severe): l'elettrodo non può essere applicato su una superficie compromessa;
  • Patologie infettive oculari in atto;
  • Gravidanza: per principio precauzionale, la procedura non viene proposta in gravidanza;
  • Ipersensibilità documentata ad uno dei principi attivi previsti dal protocollo: il protocollo viene modificato di conseguenza.

Lo specialista valuta caso per caso l'idoneità del paziente e segnala eventuali controindicazioni specifiche prima di programmare il trattamento.

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