Nella nostra pratica al Vision Center Napoli proponiamo la iontoforesi retinica nei quattro grandi capitoli che vediamo qui sotto. Per ciascuno abbiamo dedicato una pagina di approfondimento — vale la pena leggerla, perché le scelte terapeutiche cambiano molto a seconda della patologia specifica e dello stadio.
Retinite pigmentosa
Distrofia retinica ereditaria con progressiva perdita dei fotorecettori. Il paziente racconta tipicamente difficoltà a vedere al buio, restringimento del campo visivo periferico, e — nelle fasi avanzate — anche riduzione dell'acuità centrale. La iontoforesi viene utilizzata per veicolare neurotrofici e antiossidanti a sostegno dei fotorecettori residui.
Approfondisci →Degenerazione maculare
La DMLE è la prima causa di ipovisione oltre i sessant'anni nei paesi industrializzati. Colpisce la macula, ovvero proprio quella zona della retina che serve per leggere, riconoscere i volti, distinguere i dettagli. Nelle forme atrofiche, dove le opzioni farmacologiche standard sono limitate, la iontoforesi può rappresentare un sostegno trofico utile.
Approfondisci →Miopia degenerativa
Quando la miopia non è solo un difetto da correggere con gli occhiali ma una condizione strutturale: bulbo oculare allungato oltre i 26 mm, alterazioni corioretiniche, rischio di complicanze maculari. La iontoforesi viene impiegata per sostenere il tessuto retinico stirato e atrofico, in particolare nei quadri di maculopatia miopica iniziale o intermedia.
Approfondisci →Neuropatie ottiche
Patologie del nervo ottico — glaucomatose, ischemiche (NAION), tossico-nutrizionali, ereditarie. La iontoforesi viene proposta per veicolare sostanze neuroprotettive (in particolare citicolina) al sito del danno, accanto alle terapie causali specifiche per ciascuna forma.
Approfondisci →Altre indicazioni che valutiamo
Oltre alle quattro grandi categorie, esistono situazioni cliniche specifiche in cui la iontoforesi retinica può trovare uno spazio. Sono casi in cui la valutazione è più individualizzata — non parliamo di indicazioni standardizzate, ma di scelte costruite sul singolo paziente:
- Distacchi retinici operati: nella fase di recupero post-chirurgico, come supporto al riassetto funzionale della retina riapplicata, una volta confermata la stabilità anatomica.
- Edemi maculari di varia natura: in particolare nelle forme cistoidi croniche di lieve entità che non rispondono pienamente ai trattamenti standard.
- Coroidopatia sierosa centrale (CSC): nelle forme persistenti o ricorrenti, come strategia complementare ad altri approcci terapeutici.
- Esiti di occlusioni vascolari retiniche: dopo un evento di occlusione venosa o arteriosa, per il sostegno della funzione retinica residua una volta superata la fase acuta.
- Otticopatie tossiche: forme da farmaci (etambutolo, amiodarone), da sostanze tossiche o da carenze nutrizionali, come supporto neuroprotettivo locale al percorso sistemico.
- Pazienti che rifiutano o non tollerano le iniezioni intravitreali: in casi selezionati e dopo discussione approfondita delle alternative, può rappresentare un'opzione di compromesso, tenendo presente che non è equivalente per efficacia.
📋 Una premessa che vale per tutte
L'opportunità della iontoforesi va sempre valutata caso per caso. Non esiste una "lista standard" di pazienti idonei: contano la diagnosi specifica, lo stadio della malattia, le terapie in corso, l'età, le aspettative del paziente, le eventuali controindicazioni. La prima visita serve esattamente a questo: a costruire un quadro completo e a decidere insieme al paziente se la metodica ha senso nel suo caso.